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Basket, Miglioramenti - Le stelle Nba all'invasione dell'Europa, ma senza fare la differenza

Guido Tedoldi avatar Domenica 4 Dicembre 2011, 00:55 in Current Affairs, Sports di Guido Tedoldi

Il basket europeo è al livello di quello statunitense. Il dato viene da una ricerca effettuata da Luca Chiabotti: dei 26 giocatori Nba venuti in Europa dopo il lockout, solo 2 hanno fatto la differenza. È un cambiamento d'epoca.

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Il logo dell'Nba, (attualmente) la più forte lega di basket al mondo

 

Il basket europeo, perlomeno quello che si gioca in Eurolega, è al livello di quello statunitense. Impostare le squadre intorno a campioni provenienti dall'Nba non cambia la vita né modifica radicalmente gli equilibri in campo.

Il dato viene da una ricerca effettuata da Luca Chiabotti per la Gazzetta dello Sport dello scorso 30 novembre, a commento della notizia che il lockout Nba si è concluso e quindi i giocatori di quella lega hanno dovuto lasciare le squadre che li avevano tesserati per tornare negli Usa - dove la Nba ricomincerà a giocare entro Natale. Dei 26 giocatori arrivati nel nostro continente dopo l'annuncio che la Nba non avrebbe preso il via regolarmente il 1° novembre, Chiabotti giudica insostituibili per le squadre che li hanno tesserati soltanto Nicolas Batum e Nikola Pekovic.

Però gli altri, anche uno come Danilo Gallinari che pur ha aiutato Milano a battere in campionato Siena e conquistare la vetta della classifica, non hanno fatto fare alle loro squadre il salto qualitativo decisivo. Milano, per esempio, non è riuscita a entrare nelle Top 16 di Eurolega.

 

Poi è vero, ci sono state singole prestazioni eclatanti, come i 50 punti di Deron Williams con il Besiktas lo scorso 22 novembre (ne ha parlato Stefano Roncati su SportUsa qui in Blogosfere) che hanno fatto intuire quanto alcuni giocatori del campionato professionistico statunitense, anche non al massimo della forma, possano essere devastanti.

Però ci sono state anche delle prestazioni normali, nel senso che non serviva una stella d'oltreoceano per produrle, come quella di Ty Lawson allo Zalgiris che ha segnato 7 punti di media in Europa contro gli 11 che segnava nell'Nba.

 

E magari altri avrebbero potuto segnare tantissimo, se fossero arrivati... Kobe Bryant, per esempio, uno capace in carriera di segnare 81 punti in una partita.

Però, nel suo caso (come in altri, tipo quello di Andrea Bargnani per restare in Italia) più che una questione sportiva si è trattata di una questione mediatica, fatta di presidenti che hanno riempito le prime pagine dei mass media e del web e di occasioni per parlare di basket anche quando di basket sui campi non ce n'era, con addirittura minacce di cambiare i regolamenti oppure soltanto piegarli un po' per permettere al pubblico di vedere all'opera degli artisti di fama mondiale... come se si fosse tornati ai tempi della «palla al cesto», come la chiamava la buonanima di Aldo Giordani, e delle tournée degli Harlem Globetrotters, in cui l'importante non era lo sport bensì lo spettacolo.

 

Grazie a questa vicenda il punto del discorso, in poche settimane, è cambiato. Sembrava che le stelle Nba dovessero venire a colonizzare un pianeta basket arretrato bisognoso della loro qualità e invece, come ha sintetizzato Chiabotti, questa esperienza ha lasciato «soprattutto la percezione nel mondo che nel nostro continente si gioca un'ottima pallacanestro, dove operano grandi club superorganizzati. Che quindi possiamo rappresentare una vera alternativa, tanto che chi deve tornare negli Usa non è così felice».

C'è stata la sensazione di un cambiamento d'epoca nel basket internazionale.

Tra 10 anni o quando sarà che la Nba farà un altro lockout per questioni contrattuali, un'invasione del genere non sarà possibile perché le situazioni saranno cambiate. Al punto magari da essere contrarie, con le maggiori stelle a esibirsi in Europa o in Asia e gli Usa a sperare in un lockout dell'Eurolega per vedere all'opera dal vivo le nostre stelle.


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2 commenti
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09 Dic 2011
alle 01:22

Guido Tedoldi

I segnali di un avvicinamento tra Nba ed Eurolega, in quanto punte di diamante dei movimenti cestistici che le generano, sono diversi. Per esempio un giocatore tedesco, come Dirk Nowitzki, che viene nominato Mvp dell’Nba, o un allenatore italiano, come Ettore Messina, che entra nello staff tecnico di una squadra di vertice Nba come i Los Angeles Lakers – sono segnali importanti.

Nella considerazione comune ciò significa (significava prima dell’inizio della stagione 2011/2012) che i personaggi europei di maggior qualità erano quasi costretti a emigrare negli Usa se volevano migliorare ancora. L’inizio della stagione ha però mostrato che se un americano vuol venire in Europa non è affatto detto che lo si noti. Deve anche lui impegnarsi, e forse non basta.

In altre epoche, un giovane Bill Bradley dal grande futuro ma dal presente di studi universitari più che di basket, giocava alcune partite con l’Olimpia Milano e questa vinceva la Coppa dei Campioni. O un pezzo da 90 come Bob McAdoo veniva sempre a Milano, qualche anno più tardi, per concludere una carriera gloriosa, e trovava un allenatore americano come Dan Peterson ma mai stato in Nba, e un giocatore come D’Antoni americano ma non di primo piano quando aveva giocato inNba... e zac, venivano altri scudetti e Coppe dei Campioni.

Oggi, dopo il lockout 2011, quel divario evidente non c’è più. Psicologicamente, organizzativamente, tecnicamente – perfino economicamente, in certi casi.

Per sintetizzare in uno slogan, la Nba è la numero 1, ma l’Eurolega è la numero 1 emmezzo.

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04 Dic 2011
alle 10:00

Francesco Mainetti

Non per fare il filoamericano o il guastafeste, ma questa questione mi sembra essere stata trattata un po' superficialmente e faziosamente.

Mi spiego meglio.

Stiamo parlando di giocatori che non hanno nulla a che fare con quelli che militano in Europa, che, per quanto li rispetti e ammiri, per mezzi tecnici e atletici non sono nemmeno paragonabili a quelli di oltreoceano, e dire il contrario per campanilismo mi sembra stupido.

é però vero che le stelle o mezze stelle arrivate per fare la differenza hanno spesso deluso, ma qui andrebbe chiarito qualche punto:

i giocatori erano spesso fuori condizione e non inseriti nel gioco della squadra

le vere stelle sono rimaste a casa loro

non penso ritenessero avere davvero qualcosa da dimostrare in europa

erano inseriti in squadre già preparate in cui erano un lusso e non una necessità (vedi Gallinari)

il basket NBA è uno sport vicinissimo ma diverso da quello europeo (vedi 3 secondi difensivi)

Quindi, a mio parere, è impossibile parlare di un vero avvicinamento delle due realtà come valore assoluto, perchè, se è vero che il divario tecnico è meno ampio che nel passato, al momento l'NBA non ha rivali al mondo. Nemmeno l'Eurolega

 

 

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