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Ciclismo, Doping - Non punire soltanto i corridori dopati, ma anche le loro squadre

Guido Tedoldi avatar Giovedì 6 Gennaio 2011, 23:18 in Doping, Sports di Guido Tedoldi

Punire i ciclisti dopati serve a poco. Lo dimostrano anni di squalifiche che non hanno bloccato il fenomeno.

E allora, che si puniscano anche le squadre per responsabilità oggettiva.

Questa proposta l'ha avanzata Gianni Bugno, che non è uno qualunque bensì il presidente della Cpa, ovvero l'associazione dei ciclisti professionisti. La sollecitazione gli è arrivata da Claudio Ghisalberti, che ha intervistato Bugno per la Gazzetta dello Sport dello scorso 4 gennaio. «Non è giusto che paghino solo i corridori - ha risposto il presidente della Cpa - nei casi di doping dovrebbe esserci anche una responsabilità oggettiva delle squadre. Un caso, non deve, ma può scappare. Al secondo sei punito e magari al terzo smetti o retrocedi di una categoria».

 

Le parole di Bugno somigliano a quelle del bambino che dice «il re è nudo».Semplicemente non è possibile che in tutti i casi di doping i cattivi siano stati soltanto i corridori, senza che alle loro spalle ci fosse un sistema di pressioni, di richieste, addirittura un'organizzazione specifica che rassicurasse gli atleti e li coprisse alla bisogna.

 

Anche perché è già successo che fosse la stessa squadra a organizzare il doping dei suoi atleti: la Festina del direttore sportivo Bruno Roussel, durante il Tour de France del 1998 (i dettagli in questo articolo del Corriere della Sera online). La giustificazione di Roussel sembrò assurda, ma fu l'unica che si riuscì ad avere: «Lo facevamo sotto controllo medico per impedire quello personale e selvaggio dei ciclisti».

 

Ad avvalorare ulteriormente le parole di Bugno c'è anche la sua esperienza personale di squalificato per 3 mesi, nel 1994, per uso di caffeina (fonte Wikipedia).

Eh sì che era un campione, vincitore del Giro d'Italia 1990 vestendo la maglia rosa fin dal prologo, campione Mondiale nel 1991 e 1992, 2° al Tour del 1991 e 3° a quello del 1992.

Dopo il ritiro dall'agonismo è rimasto nell'ambiente diventando pilota di elicotteri, e lavora in quella veste per la Rai dal 2008.

 

È pur vero che alle parole di Bugno occorre fare un po' di tara, perché parla da sindacalista della categoria di cui è presidente. Tuttavia è troppo evidente che ci sia un velo pesante di ipocrisia su tutta la vicenda del doping.

I responsabili delle squadre (direttori sportivi, medici, uomini del marketing) hanno il compito ingrato di mantenere nel mondo del ciclismo gli sponsor, i quali di fronte ai casi di doping hanno la tendenza ad andarsene - come successe alla Mapei che a partire dal 1993 aveva sponsorizzato la squadra più forte del mondo, ma nel 2002 se ne andò schifata. Però se i dirigenti sono proprio coloro che mettono il risultato davanti a tutto, e non si fanno scrupoli di ottenerli in maniera truffaldina... be', allora davvero non se ne esce più.


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29 Apr 2011
alle 15:16

uniroma tv

Salve,siamo la redazione di Uniroma tv,visto il tema del blog vi consigliamo di visionare il nostro servizio sull'incontro che si è tenuto alla facoltà di Scienze Politiche di Roma tre,in cui si è discusso del fenomeno del doping.
http://www.uniroma.tv/?id=18621
A presto.

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