Il mio consiglio di libro per l'estate 2009 è «Il grande libro del Backgammon», scritto da Dario De Toffoli in collaborazione con Carlo Melzi e Chiva Tafazzoli. È un libro pubblicato nel 2008 da Stampa Alternativa (al prezzo di copertina di 24 €) e da qualche mese stava nella mia personale coda di lettura – sempre rimandato per via della mole, 502 pagine, e del prevedibile impegno che mi avrebbe comportato.
E in effetti, leggerlo è stato proprio un impegno.
Perché in quelle pagine c'è il mondo, nientemeno. Il mondo contemporaneo, quello in cui siamo immersi e che magari pensiamo di conoscere a menadito, ma che invece ha aspetti ancora da esplorare.
L'autore, De Toffoli, è uno dei più noti esperti di giochi italiani e, nello specifico del backgammon, è direttore del torneo di Venezia dove da una ventina d'anni convergono i principali giocatori europei. Ha scritto libri, ha pubblicato giochi in scatola, dirige uno dei siti web di riferimento (www.studiogiochi.com)
A questo gioco aveva già dedicato un libro nel 1991, e 17 anni dopo, quando ha stretto l'accordo con Stampa Alternativa, invece di semplicemente espandere (come credeva di poter agevolmente fare) un materiale di cui era già in possesso, di è trovato nella condizione di dover riscrivere tutto da capo.
Tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo il mondo è cambiato. E il backgammon si è rivelato una delle lenti più potenti che l'umanità abbia a disposizione per osservare quei cambiamenti.
È cambiata la storia.
Fino agli anni ’90 si credeva che i più antichi giochi da tavola, antenati di quelli con cui ci divertiamo e cresciamo ancora oggi, fossero nati a Ur, in Mesopotamia, intorno al 2560 A.C. De Toffoli ha trovato documentazioni e prove che spostano indietro di almeno 500 anni quell'evento. Adesso si sa che certi concetti ludici li conoscevano già gli egizi nel 3000 A.C. Erano tempi in cui l'umanità non era ancora in grado di leggere e scrivere, ma già impiegava preziosa intelligenza sulle tavole da gioco.
Peraltro la storia sta cambiando ancora. Il 9 giugno 2008, mentre De Toffoli stava leggendo le bozze del suo libro, ha ricevuto nuove informazioni sul dado del raddoppio. La ricerca non si ferma, la precisione della conoscenza è in costante aumento.
Sono cambiate le regole.
Cioè no, le regole del backgammon sono rimaste le stesse. A evolvere è stata la pratica del gioco da torneo, l'armonizzazione degli usi e dei costumi di un mondo dell'immaginario che storicamente è sempre stato diviso in regioni e province.
Il successo di pubblico di un gioco arriva grazie alla televisione, e la televisione preferisce se uno spettacolo può essere confezionato e venduto alla stessa maniera in tutto il pianeta. Poi arrivano gli sponsor, i tornei milionari in dollari o euro o sterline, i giocatori che diventano guru per milioni di persone con i loro libri e le loro opinioni sui modi diversi di piegare la realtà alla volontà umana.
In pochi anni quello che sembrava un territorio inevitabilmente dominato dall'azzardo e dall'imprevedibilità dei dadi, è diventato un terreno perfettamente conquistabile dall'intelligenza.
È cambiata la tecnica.
Adesso le partite possono essere analizzate con l'ausilio di software per computer sempre più performanti e precisi. E un certo senso comune dei giocatori riguardo le aperture e le mosse migliori ha subito scossoni ed evoluzioni gigantesche.
Il bello è che i software principali sono open source, e il loro costante miglioramento è reso possibile dal lavoro libero e appassionato di moltissime persone. Le teorie economiche e politiche del ’900 avevano opinioni sull'umanità che sembravano logiche e chiare, ma che la pratica quotidiana sta scardinando pezzo per pezzo. Appena l'umanità ha la possibilità tecnica di farlo, supera i propri limiti e si mette a esplorare il nuovo. E lo fa in maniera collaborativa, libera, giocosa.
Sì, ok, il backgammon è «soltanto» un gioco.
Però gli uomini danno il meglio di sé quando giocano. E quello è il modo per cominciare a risolvere i problemi – tutti, anche quelli «seri».