Oscar Pistorius potrà tentare di qualificarsi per l'Olimpiade di Pechino del prossimo agosto. Il permesso glielo ha dato ieri, 16 maggio, il Tas di Losanna, tribunale arbitrale dello sport, cui Pistorius si era rivolto dopo aver ricevuto il divieto da parte della Iaaf, l'ente di governo dell'atletica leggera mondiale.
È un fatto straordinario, bellissimo.
Lo ha detto anche Luca Pancalli, uno che non ha le gambe come Pistorius ma come lui non ha considerato quell'handicap un problema ed è anzi diventato uno dei massimi dirigenti dello sport italiano, presidente del Comitato Paralimpico e vicepresidente del Coni
Come riportato dalle agenzie giornalistiche, Pancalli ha evidenziato l'aspetto importante della decisione del Tas: «È un precedente che fissa nuovi orizzonti per lo sport mondiale. È un traguardo culturale, tanto più di valore in quanto è giunto dopo accesi contrasti, dibattiti, studi, nel pieno rispetto umano per l'atleta e gli appartenenti alla sua categoria, non sull'onda emotiva del pietismo. È un traguardo della civiltà prima che sportivo, è una conquista cha va a vantaggio dell'intera collettività».
Proprio così, niente di meno.
In un mondo dai valori confusi, lo sport diventa un aggregatore di dibattiti e di domande etiche, e i suoi dirigenti riescono qualche volta ad aprire nuovi orizzonti per tutta l'umanità.
Traguardi culturali, traguardi di civiltà.
Per la verità non è affatto detto che Pistorius possa andare all'Olimpiade. Il suo record personale sui 400 metri piani è di 46”34 mentre il tempo richiesto come qualificazione automatica dalla Iaaf è di 45”55.
Pistorius ha 3 possibilità per andare a Pechino:
1) fare quel tempo entro l'estate
2) abbassare il suo record personale a 45”95 e sperare che nessun altro atleta della sua nazione, il Sudafrica, faccia meglio
3) essere convocato nella nazionale sudafricana per la staffetta 4x400, perché in quel caso la Iaaf non pone tempi di qualificazione
Ma mi pare di poter dire che il Sudafrica non si lascerà scappare quest'occasione per espandere gli orizzonti del mondo. In quella nazione, dopo la fine dell'apartheid e il premio Nobel per la pace assegnato al primo presidente nero, Nelson Mandela, è cominciato un fermento straordinario.
Oltre a Pistorius un'altra sudafricana parteciperà all'Olimpiade tra i «normodotati» non essendolo ufficialmente: Natalie Du Toit, la nuotatrice arrivata 4ª ai mondiali di nuoto in acque aperte senza una gamba.
Ne riparleremo.
alle 17:14
Emanuela Zerbinatti
Hai ragione è stupendo che tutto questo possa accadere. Chissà che i due atleti non diventino il simbolo della svolta per la marcia di avvicinamento a questa Olimpiade che tra proteste, rivolte e repressioni, minacce di boicottaggi, virus ev71, e terremoto sta davvero diventando un'odissea.
Ti posso dedicare un post?