200 milioni di dollari, ovvero 140 milioni di euro (al cambio di circa 1,4 dollari per 1 euro). È questo il valore messo in circolo dalla maratona di New York che si correrà domenica 4 novembre. E stiamo parlando solo del fatturato direttamente legato all'organizzazione – il resto, tra indotto e soldi che spenderanno in città i 40˙000 partecipanti, non è calcolabile.
Questi dati sono stati pubblicati dal sito web www.datasport.it il 2 novembre, e danno l'idea di cosa significhino certe manifestazioni sportive di grande richiamo internazionale.
Una parte consistente dell'introito è generato dalla quota di iscrizione dei corridori, che per l'edizione del 2007 è stata aumentata fino a punte di 500 dollari dai meno di 400 del 2006. A questi si aggiungono i biglietti per partecipare agli eventi collaterali (cene in locali convenzionati, spettacoli di fuochi d'artificio) e per l'acquisto di merchandising e di pubblicazioni legate alla manifestazione.
Poi ci si mettono gli sponsor, che partecipano motivati dall'eccezionale afflusso di testate giornalistiche presenti (più di 3˙000, un elenco incompleto è sul sito web ufficiale della manifestazione www.nycmarathon.org). Il New York Times, per esempio, dell'edizione speciale che in cui pubblica la classifica completa vende ogni anno 3 milioni di copie.
E poi ci sono i diritti televisivi, pagati da tv di tutto il mondo che nelle 3 o 4 ore in cui si collegano in diretta raggiungono 320 milioni di telespettatori.
C'è anche da dire che i 40˙000 iscritti sono una minima parte di coloro che ogni anno vorrebbero partecipare a questa maratona. Le richieste superano le 100˙000. Solo chi è disposto a spendere può partecipare. Se è statunitense.
Per gli stranieri, provenienti da oltre 150 nazioni, l'organizzazione si mette d'accordo con operatori turistici selezionati (in Italia sono 5) e solo a quelli concede di vendere un numero strettamente contingentato di biglietti. Gli italiani sono secondi per numero di presenze, con 3˙148 iscritti, dietro solo agli inglesi che sono 3˙342.
Peraltro la scelta di limitare il numero dei partecipanti, giustificata dall'impossibilità fisica di gestire una folla di dimensioni maggiori, ha un suo senso anche dal punto di vista sportivo: chi si iscrive è motivato e allenato, e pertanto in grado di correre tutti i 42,195 chilometri del percorso e arrivare sano e salvo al traguardo (senza appesantire il carico di lavoro dei 12˙000 volontari e medici che sono al seguito della corsa). Nel 2006, sui 40˙000 partenti, 37˙869 tagliarono lo striscione d'arrivo.