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Mag 07 3

Sport? – CYBERATLETI PER UN CYBERFUTURO / 2

Pubblicato da Guido Tedoldi alle 09:57 in Le regole della vittoria, Sports


Nel corso della discussione sorta qui su BlogoSfere relativa al caso di Oscar Pistorius, l'atleta senza gambe che vorrebbe correre alle Olimpiadi con le sue protesi, qualcuno ha avanzato l'ipotesi che i corridori dovrebbero correre a piedi nudi – solo che in quel caso non sarebbero le protesi a determinare la vittoria bensì le potenzialità che capitano in sorte alla nascita con il Dna.

Questa argomentazione è insidiosa, ma scorretta. A smentirla c'è il caso di Ian Thorpe, uno dei campioni più grandi del nuoto di tutti i tempi.

 

Thorpe ha piedi enormi, di scarpe calza il 52. In pratica è dotato di pinne.

Un vantaggio scritto nel suo Dna rispetto alla stragrande maggioranza dei suoi avversari.

Ma per diventare un campione si è costruito un fisico bestiale con carichi di allenamento superiori agli standard (perlomeno a dar retta alle tabelle dei suoi allenamenti pubblicate su molti giornali nel 2000 all'epoca dell'Olimpiade di Sidney, dove fece indigestione di medaglie).

Non bastasse questo, Thorpe è stato anche uno dei primi nuotatori a indossare con continuità i costumi.

 

E se non sono da considerarsi protesi questi costumi...

Per decenni, i nuotatori maschi hanno gareggiato con gli slip, al massimo con la canottina in testa (ma mica tutti: alcuni preferivano rendere idrodinamico il proprio cranio rasandosi i capelli a zero). I costumi erano una cosa riservata alle ragazze e alla loro pudicizia.

Poi sono arrivati i microtessuti che imitano la pelle degli squali, ovvero con le fibre che accarezzate dalla testa verso i piedi sono molto lisce ed eliminano le turbolenze dello scorrere dell'acqua contro il corpo, mentre carezzate dai piedi verso la testa diventano rugose e le turbolenze le creano.

Con questi tessuti si producono costumi interi (nel senso che ricoprono anche braccia e gambe, oltre al torso) che, secondo i produttori, danno vantaggi di qualche decimo di secondo ogni 100 metri. La Federazione internazionale del nuoto ci ha pensato su, e li ha omologati.

 

Thorpe usava questi costumi, e anche i suoi avversari.

Però Thorpe ha vinto molto di più.

 

Ok, diciamola tutta. Forse Thorpe si dopava anche.

Si è ritirato qualche mese fa, a 25 anni, sazio di onori. E l'Équipe, giornale sportivo francese, è venuto in possesso di documenti relativi a pratiche dopanti di Thorpe. Ciò ha fatto aprire un'inchiesta che è ancora in corso.

 

Ognuno è innocente finché non se ne prova la colpevolezza. Certo che, se uno nasce con le pinne, cosa si dopa a fare per nuotare?

 

(continua)

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