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Sci – DANIELA CECCARELLI E LO SPORT DELLE DONNE, SENZA L'ANSIA DELLA VITTORIA

Guido Tedoldi avatar Mercoledì 7 Marzo 2007, 21:29 in Le regole della vittoria, Sports di Guido Tedoldi

Le donne hanno un modo diverso e originale di intendere lo sport?

Pensavo di no, che una gara è una gara a prescindere da chi la disputa e che il modo di vincere, alla fine, è uno solo: fare qualcosa di meglio rispetto agli avversari.

Poi ho visto in tv, alla fine di gennaio, il supergigante di coppa del mondo di San Sicario. Alla fine della sua prova, l'azzurra Daniela Ceccarelli ha detto: «Oggi sono arrivata quanto? Diciannovesima? Magari negli anni scorsi mi sarei disperata per un risultato così. Oggi guardo gli occhi di mia figlia e capisco cosa sia importante nella vita».

 

C'è da dire che la figlia della Ceccarelli ha pochi mesi di vita, e che segue la madre anche sui campi di gara perché di solito, poco prima o poco dopo la gara, è l'ora della poppata.

E c'è anche da dire che la Ceccarelli non è una che le gare non è capace di vincerle o che si accontenta di risultati di retroguardia. Nel 2002 è stata la campionessa olimpica di supergigante a Salt Lake City, e ai campionati italiani ha collezionato 8 podi, tra cui una vittoria in superg e una in discesa libera (come riporta la Wikipedia, che alla nostra sciatrice dedica una delle sue pagine). Nella nazionale di coppa del mondo ha fatto la sua apparizione nel 1996, a 21 anni, e il primo podio lo ha conquistato nel 2001.

 

Quest'anno la Ceccarelli ha avuto una stagione senza risultati di peso, tanto che ai mondiali di Aare non è stata schierata. Forse i tecnici (maschi) della nazionale hanno pensato che alla Ceccarelli importasse di più allattare la figlia che allenarsi per vincere, e l'hanno lasciata fuori.

La decisione ha avuto degli strascichi, perché la Ceccarelli in un'intervista ha detto che un posto nel quartetto dei mondiali se lo meritava, e le altre velociste azzurre le hanno risposto, sempre via intervista rilasciata ai media, che invece avevano diritto loro perché di risultati ne avevano fatti di migliori.

Di fatto l'unica medaglia mondiale conquistata dalla nazionale femminile è poi venuta da una specialità tecnica, lo slalom speciale, con il bronzo di Denise Karbon.

 

P.S. Domani è l'8 marzo, la festa della donna. Credo che dal modo femminile di concepire lo sport, e più in generale la scala di valori su cui impostare la vita, ci sia da imparare. Senza piaggeria, ma perché spesso funziona. Auguri a tutte.

 

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