DOMINO – LO SPORT SCHIAVO DELLE IMMAGINI, DOMINO COMPRESO
Pubblicato da Guido Tedoldi alle 19:23 in Le ragioni del denaro, Sports, Television
di: Guido Tedoldi
Questo blog sembra avere un problema: non ci sono immagini. A parte il simbolino là in alto a sinistra, quella «S» di sport trasformata in una «$» di dollaro che la dice lunga sugli argomenti di cui ci occupiamo, chi legge non è disturbato da foto né da particolari ammennicoli grafici.
Tutto testo. Tutte parole da leggere e (nelle intenzioni del sottoscritto) possibilmente da pensare.
È una scelta che ho fatto quando ho cominciato, e che va controcorrente rispetto all'onda montante dei siti web «multimediali» e in generale delle scelte di chi lavora nei mass media.
Sui giornali, ogni articolo «deve» essere accompagnato da almeno una foto, possibilmente bella grande. E se il testo si riduce a una didascalia, tanto meglio perché, come dicono i capisti delle redazioni (citando uno studio di una presunta università americana) «l'attenzione del lettore non dura più di 18 righe. Poi ti molla».
In tv, ogni servizio deve essere accompagnato da immagini in movimento. E se le immagini non c'entrano niente con quello che si dice (per esempio quando il servizio preannuncia le partite della prossima giornata di campionato, e le immagini sono rulli di repertorio) peccato – intanto però l'occhio dello spettatore è catturato.
Sul web è uguale, «è l'epoca del multimediale, bellezza».
Stephen King, non unico tra gli scrittori ambiziosi, la pensa in modo diverso. E infatti ha scritto «It», romanzo che in una delle edizioni italiane aveva 1˙300 pagine. E tanti lettori sono arrivati alla fine, andando ben oltre il limite «fisiologico» delle 18 righe.
Per non parlare di quelli che lavorano in radio, che delle immagini fanno a meno e malgrado quello hanno molto pubblico...
Come dite? Libri e radio hanno uno specifico linguaggio, che può prescindere dalla presenza delle immagini? Sono d'accordo. Contemporaneamente sostengo che anche il web ha un suo specifico linguaggio, che può prescindere dall'uso delle immagini.
Il mercato offre software a volontà per la creazione di file multimediali, e ci sono moltissime persone che li usano con soddisfazione. Tuttavia se l'effetto speciale non è funzionale al senso di un discorso, utilizzarlo è un disturbo alla comprensione invece di un arricchimento. E se un sito web bello spettacolare ci mette un quarto d'ora ad aprirsi, perde visitatori invece di guadagnarne.
Con in mente queste cose, ho letto un articolo pubblicato l'8 maggio dall'edizione italiana del New York Times. Diceva che uno dei successi maggiori della tv americana di questo periodo sono i tornei di domino.
Un gioco che finora era conosciuto solo nei bar frequentati da immigrati del Centramerica, sta conoscendo una grossa diffusione negli Usa anche presso le altre etnie grazie ai tornei trasmessi dalle tv. Proprio come il poker nell'ultimo decennio: la tv ha cominciato a trasmettere i tornei, e i praticanti in America sono aumentati (si stima) fino a 60 milioni, 2 milioni dei quali integrano lo stipendio giocando tutte le settimane.
Sono forse contrario alla popolarizzazione dello sport? No, anzi, più ce n'è più mi diverto.
Sono forse contrario alla diffusione delle immagini? No, anzi, certe volte senza le immagini non riesco a capire di cosa si parla.
Dico solo che senza immagini si può vivere benissimo. E che la forza di un giocatore non dipende da quante volte le sue partite sono trasmesse in tv. Altrimenti i calciatori del Cervia sarebbero dei campionissimi, e la nonna ultranovantenne di una mia amica non potrebbe integrare la pensione giocando a scala 40 con le amiche... Nel suo entourage è una leggenda, dopo tre giri di carte sa già cosa hanno in mano le avversarie, dopo sei giri chiude e si prende il malloppo. Ogni partita così, peggio di un martello. Imbattibile.






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