CALCIO – MOGGI, PREVITI E LA MORALITÀ PERDUTA
Pubblicato da Guido Tedoldi alle 05:00 in Le ragioni del denaro, Sports
di: Guido Tedoldi
Ancora sul cataclisma che sta squassando il calcio di vertice italiano. Per il momento non se ne esce, l'emozione è ancora troppo forte.
Nei prossimi giorni, forse, riuscirò a parlare di altre cose. Magari dei mondiali di Germania che si avvicinano, con il consueto giochino delle previsioni (di solito sul mondiale di calcio ci azzecco, anche se non sono sicuro di poter essere definito un «esperto» per così poco).
Ma adesso no, eccovi un'altra infornata di opinioni lette in giro, che condivido ma che sono espresse meglio di quanto potrei mai fare io.
Nedo Sonetti, allenatore del Cagliari, intervistato da Mario Frongia sulla Gazzetta dello Sport del 15 maggio: «Vado spesso all'estero e capisco che giudicano noi italiani degli sciocchi perché siamo capaci di cadere nella ragnatela dei furbi».
Giulio Gargia, autore del libro «L'arbitro è il venduto», in un commento pubblicato il 12 maggio sul sito www.megachip.info: «Luciano Moggi e Cesare Previti sono due facce del berlusconismo che si è imposto in questi anni e che si riconosce nella regola che vince chi è più furbo. Spezzare questa convinzione, infrangere questo teorema è un passo fondamentale per cambiare l’Italia. Se oggi tutti vedono che i furbi alla fine perdono, allora si mette il presupposto per ricostruire la normalità perduta».
Non credo che la tesi di Gargia sia azzardata. La situazione dell'Italia negli ultimi anni è decisamente peggiorata dal punto di vista sociale ed economico, e la sensazione condivisa da molti è che la causa sia anche la protervia dei furbi.
Nel 1992 scoppiò tangentopoli, che vide indagati (secondo dati raccolti da Marco Travaglio) circa 1˙800 persone a Milano e 8˙800 in molte altre procure in tutta Italia, isole comprese. Poi nel 1994 (la coincidenza è stata notata da Oliviero Beha) Berlusconi divenne presidente del Consiglio e Moggi fu assunto dalla Juventus.
Nelle ultime settimane, in rapida successione, Berlusconi ha perso le elezioni, il boss della mafia Bernardo Provenzano è stato arrestato ed è successo il cataclisma nel calcio.
Forse si tratta solo di operazioni di facciata, manifestazioni di un cambio di potere politico.
Forse ha ragione Giuliano Ferrara nel dire che, se siamo uomini di mondo, capiamo che l'essere umano è fondamentalmente marcio dentro e dobbiamo solo cercare di approfittarne.
Il mondo dello sport sta però mandando un messaggio: di sporcizia non se ne può più. Chi vuole il tifo e i soldi dei tifosi, giochi secondo le regole.







1. Pier Paolo, Giovedì 18 Maggio 2006 ore 11:02
Sto aspettando le sanzioni. Tutte queste cose che stanno uscendo già si sapevano o comunque erano immaginabili. Vediamo ora se si prendono i giusti provvedimenti o se vogliamo continuare a prenderci per il culo!
2. Filippo Luly, Lunedì 22 Maggio 2006 ore 11:36
NON credo che il problema dell'Italia sia Lippi,
la nostra immagine è ormai ai minimi termini per colpa di una grande confusione di notizie in cui
le verità e le bugie sono lasciate al libero arbitrio di chi legge i giornali in questi giorni...
La nostra immagine spesso viene determinata dalla sete di "Scoup" di tanti giornalisti
che si nascondono dietro un diritto di cronaca morto e sepolto.
Se poi è migliore di noi un signore che si chiama BLATTER che dice ..
"mi sarei aspettato una cosa simile da un paese africano", allora sono lieto di essere
giudicato male da un RAZZISTA!!
Buona giornata
3. Fabio Sommantico, Lunedì 22 Maggio 2006 ore 13:53
Io credo il nocciolo del probelma sia nel significato della parola vittoria. Se la vittoria è la misura di ogni cosa allora sono senz'altro esempi da seguire i Moggi, i Berlusconi, i Briatore, i Lippi e tutti queli mediocri personaggi che per raggiungere un obiettivo non hanno esitato a truffare, raggirare, corrompere.
Chi invece le regole pensa sia giusto rispettarle e poter vincere solo grazie al proprio impegno chi è? un perdente, una nullità, un rosicone come si dice a Roma.
Il fine giustifica i mezzi scrivevano i juventini a Bari la settimana scorsa. Forse è il caso di riflettere su quale sia il fine. Dello sport, come della politica.